Tecniche Antipredatorie

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Tecniche Antipredatorie


di Domenico Frascerra
Fonti:

Caro T. (2005) Antipredator Defenses in Birds and Mammals. University of Chicago; Clements, H. S., Tambling, C. J., & Kerley, G. I. (2016).Journal of Mammalogy

Tutte le tecniche e le strategie antipredatorie poste in essere dalle varie specie possono essere catalogate in meccanismi di difesa strutturali e meccanismi di difesa chimici.
Tra i meccanismi strutturali cito: taglia, unghie, artigli, pungiglioni, chele, corna, aculei, esoscheletri, corazze, ( vedi conchiglie, tartarughe etc..) che svolgono la loro funzione strutturale a seconda della specie.
Tra i meccanismi chimici cito: sostanze chimiche repellenti o letali prodotte da ghiandole ad hoc o da un particolare tipo di alimentazione.

La natura alle volte sembra essere crudele, alle volte compassionevole, alle volte anche astuta, specialmente quando in alcuni volatili si organizza per difendersi dai predatori.

Abbiamo mai pensato a come alcuni esemplari si organizzano per difendersi dall’attacco di predatori?
Vi svelerò le tecniche utilizzate da alcuni volatili proprio per questo obiettivo e vedremo come in loro soccorso è sopraggiunta l’evoluzione nel corso del tempo.

Ma siamo sicuri che è stata l’evoluzione a compiere questi prodigi?

Ad ognuno di noi il compito di dare questo merito a chi ritiene all’altezza di compierlo.
Il Fulmaro uccello marino della famiglia dei procelleriidae ha affilato una tecnica di difesa molto particolare.Quando si trova in pericolo o circondato da predatori vomita una sostanza oleosa e terribilmente puzzolente che se imbratta il pelo o le piume del predatore lo può condurre alla morte.
ll suo nome pare sia stato coniato proprio a seguito di questa sua tecnica di difesa, in effetti Fulmaro riviene dall’inglese “foul” che significa sporco e dall’inglese  “mar” che significa gabbiano.

L’Upupa possiede invece una ghiandola all’altezza dell’ano che produce un liquido di odore simile alla carne in putrefazione.Tutto il suo piumaggio e impregnato di questo liquido che se viene in contatto con il predatore lo immobilizza

Il Corriere Americano costruisce il suo nido a terra e questo lo rende assai vulnerabile .La sua tecnica di difesa del nido consiste nell’attirare addosso a sé i predatori fingendosi ferito, in effetti i suoi movimenti mimano un’ala rotta.

I pulcini della Civetta delle tane nel momento in cui vengono lasciati soli dai genitori che si spostano in cerca di cibo nel caso in cui vengano attaccati dai predatori utilizzano come strumento di difesa l’imitazione del verso del serpente a sonagli.

La Civetta Nana ha sviluppato una tecnica di difesa molto particolare in effetti si è dotata di due finti occhi sulla nuca e questo fa sì che il predatore si senta scoperto ed osservato.

L’Hoatzin durante la sua esistenza può utilizzare due tecniche di difesa contro i predatori. Quando è ancora nel nido può riuscire a sfuggire ai predatori arrampicandosi sugli alberi utilizzando due artigli posti all’estremità delle sue ali ed inoltre portando con sé un odore sgradevole. Da adulto invece si tuffa nel fiume, nuotando e facendo così perdere le sue tracce.

Il Nittibio Maggiore sfugge ai suoi predatori sfruttando la forma del suo piumaggio molto simile ad un tronco di albero. Per questo è chiamato anche “uccello fantasma”.

L’ Assiolo Faccia Bianca spaventa il suo predatore gonfiandosi a dismisura fino a raddoppiare le dimensioni del suo corpo.

Il Pitoui Testa Nera utilizza come arma di difesa il veleno degli insetti di cui si nutre, diventa a sua volta tossico e le sue piume possono portare serie irritazioni.

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